Tokyo - Chi negli scorsi mesi aveva pronosticato una flessione nelle vendite di Wii, e una forte ripresa di PlayStation 3, deve oggi rivedere le proprie analisi. In Giappone, dove Nintendo e Sony si scontrano ad armi pari, Wii conserva saldamente la testa della classifica, tenendo a distanza la connazionale PS3.
Secondo i dati pubblicati da Enterbrain, noto editore giapponese di riviste specializzate in videogame, nelle quattro settimane precedenti il 24 febbraio Wii ha venduto quattro volte più di PS3: si parla di 331mila unità contro 89mila.
Un dominio, quello di Nintendo, che si estende anche al settore dei giochi, dove i titoli per Wii continuano ad essere i più gettonati. Il gioco più acquistato del mese è stato Super Smash Bros. Brawl per Wii, che ha venduto oltre un milione e 300mila copie, seguito da Wii Fit con quasi 310mila copie.
Super Smash Bros. BrawlLo scorso mese alcuni analisti avevano previsto che PS3, grazie soprattutto alla vittoria di Blu-ray su HD DVD, avrebbe iniziato la propria rimonta nei confronti di Wii: almeno per adesso, però, in Giappone il momento della riscossa non sembra ancora arrivato. Su base globale, la situazione sembra invece dare segni di cambiamento: lo scorso mese, ad esempio, per la prima volta PS3 ha venduto negli USA più di Xbox 360, piazzandosi subito dietro a Wii. Si attendono ora i dati di febbraio.
Xbox 360, in Giappone, continua invece ad arrancare: la terra del Sol Levante, del resto, è da sempre un'ardua sfida per le console occidentali. Nelle quattro settimane prese in considerazione da Enterbrain, la console di Microsoft ha venduto poco più di 14mila unità, ossia quasi lo stesso numero di Wii vendute in un solo giorno da Nintendo.
giovedì, febbraio 28, 2008
mercoledì, febbraio 27, 2008
Sconfitta Infrasettimanale
Questa sera abbiamo disputato un'amichevole contro la Juniores Regionale del Sondrio Calcio. Come ovvio abbiamo perso nel globale, ma è stata una buona prova per allenarci e per migliorare il nostro gioco. Abbiamo giocato con due squadre differenti, nel primo e nel secondo tempo.
In serie A invece, il big match tra Inter e Roma si è concluso in parità sull'1-1 con il pareggio all'88° di Capitan Javier Zanetti per i Nerazzurri che mantiene invariato il divario tra le due squadre a 9 punti. L'Inter regge ancora e si spera possa continuare così e tornare a vincere presto!
In serie A invece, il big match tra Inter e Roma si è concluso in parità sull'1-1 con il pareggio all'88° di Capitan Javier Zanetti per i Nerazzurri che mantiene invariato il divario tra le due squadre a 9 punti. L'Inter regge ancora e si spera possa continuare così e tornare a vincere presto!
martedì, febbraio 26, 2008
Era del Robot, umanità in pericolo
Roma - Sarà il secolo dei robot, certo, ma l'umanità non ha scampo: gli automi cingolati, i velivoli automatizzati e le cimici nanotecnologiche diventeranno il peggior pericolo per la sicurezza delle persone negli anni a venire. Lo denuncia Noel Sharkey, professore di scienze informatiche dell'università inglese di Sheffield che in un discorso tenuto presso il Royal United Services Institute (RUSI) parla senza mezzi termini di grave rischio per l'umanità a causa delle legioni robotizzate in via di sviluppo.
Siamo attualmente ai primi passi di una invasione robotica, avverte Sharkey, ed è bene affrontare subito tematiche come il potenziale effetto che macchine ultra-sofisticate potrebbero avere nelle mani dei terroristi. Addio a bombaroli suicidi, questa l'idea che l'esperto vuole far passare, benvenuti droni in grado di farsi saltare in aria senza la necessità sacrificare preziosi soldati arruolati nelle milizie degli estremisti di tutto il mondo.
L'inizio della "robocalisse" è in fondo sotto gli occhi di tutti: molte nazioni evolute sono impegnate con investimenti a nove zeri nella ricerca&sviluppo di macchine di morte pensate per la guerra tecnologica, strumento multiforme da impiegare nei più diversi contesti a supporto o a totale sostituzione di fanti e combattenti umani.
Il Pentagono guida naturalmente la classifica, e secondo la Unmanned Systems Roadmap 2007-2013 pubblicata nel dicembre dell'anno scorso, i fondi previsti per il programma di automazione di guerra e guerrieri ammontano a 4 miliardi di dollari entro il 2010, con una spesa complessiva che dovrebbe crescere fino ai 24 miliardi di dollari.
La situazione non è poi tanto diversa negli altri paesi: sono al lavoro su programmi simili gli australiani, i sudcoreani, i canadesi, Singapore, Israele, Cina e Russia. L'ex blocco comunista ha capacità di produzione dei sistemi automatizzati al momento sconosciute, ma dal Dipartimento della Difesa assicurano che le infrastrutture per lo sviluppo di macchine per la guerra ci sono tutte e gli investimenti hi-tech sono in crescita.
L'invasione è già cominciata: in Iraq sono attualmente presenti oltre 4mila droni al servizio della coalizione guidata dagli Stati Uniti, e già a ottobre del 2006 gli UAV avevano totalizzato, senza il bisogno dell'assistenza umana, ben 400mila ore di volo. E se i sistemi preposti al controllo delle macchine combattenti prevedono al momento la necessità di una decisione umana, l'approccio automatizzato è quello che più solletica i torbidi sogni degli apparati statali statunitensi e anglosassoni: Skynet vive, ed è già entrato in funzione da quasi un anno.
Sharkey, che è stato consulente per la serie TV Robot Wars e per la BBC, non lascia adito a dubbi: "Il guaio è che davvero non possiamo richiudere il genio nella bottiglia, una volta liberato - dice l'esperto - Una volta che le nuove armi saranno in circolazione, sarà abbastanza facile copiarle. Quanto tempo occorrerà prima che i terroristi entrino nel gioco?". "Con gli attuali prezzi per la costruzione dei robot in caduta libera e la disponibilità di componenti già pronti per il mercato amatoriale - continua Sharkey - la realizzazione di armi robot automatizzate potrebbe essere accessibile a tutti".
Di dettagli su questa presunta facilità di costruzione il professore non ne dà molti, ma assicura che un drone con pilota automatico funzionante tramite il segnale GPS costa attualmente la modica cifra di 250 dollari. La proliferazione di armi robot - o robot armati, a seconda del punto di vista - pone poi serie problematiche anche da un punto di vista etico: l'attuale capacità di discernimento da parte dei droni è limitata, e questo significa "che non è possibile garantire la discriminazione tra combattenti e innocenti o un uso proporzionato della forza come richiesto dalle attuali Leggi di Guerra" tratteggia ancora Sharkey.
Tutto questo è sufficiente perché "ci sia un urgente bisogno per la comunità internazionale di valutare i rischi di queste nuove armi ora, piuttosto che attendere il loro furtivo insinuarsi nell'impiego comune", avverte infine il professore inglese.
Siamo attualmente ai primi passi di una invasione robotica, avverte Sharkey, ed è bene affrontare subito tematiche come il potenziale effetto che macchine ultra-sofisticate potrebbero avere nelle mani dei terroristi. Addio a bombaroli suicidi, questa l'idea che l'esperto vuole far passare, benvenuti droni in grado di farsi saltare in aria senza la necessità sacrificare preziosi soldati arruolati nelle milizie degli estremisti di tutto il mondo.
L'inizio della "robocalisse" è in fondo sotto gli occhi di tutti: molte nazioni evolute sono impegnate con investimenti a nove zeri nella ricerca&sviluppo di macchine di morte pensate per la guerra tecnologica, strumento multiforme da impiegare nei più diversi contesti a supporto o a totale sostituzione di fanti e combattenti umani.
Il Pentagono guida naturalmente la classifica, e secondo la Unmanned Systems Roadmap 2007-2013 pubblicata nel dicembre dell'anno scorso, i fondi previsti per il programma di automazione di guerra e guerrieri ammontano a 4 miliardi di dollari entro il 2010, con una spesa complessiva che dovrebbe crescere fino ai 24 miliardi di dollari.
La situazione non è poi tanto diversa negli altri paesi: sono al lavoro su programmi simili gli australiani, i sudcoreani, i canadesi, Singapore, Israele, Cina e Russia. L'ex blocco comunista ha capacità di produzione dei sistemi automatizzati al momento sconosciute, ma dal Dipartimento della Difesa assicurano che le infrastrutture per lo sviluppo di macchine per la guerra ci sono tutte e gli investimenti hi-tech sono in crescita.
L'invasione è già cominciata: in Iraq sono attualmente presenti oltre 4mila droni al servizio della coalizione guidata dagli Stati Uniti, e già a ottobre del 2006 gli UAV avevano totalizzato, senza il bisogno dell'assistenza umana, ben 400mila ore di volo. E se i sistemi preposti al controllo delle macchine combattenti prevedono al momento la necessità di una decisione umana, l'approccio automatizzato è quello che più solletica i torbidi sogni degli apparati statali statunitensi e anglosassoni: Skynet vive, ed è già entrato in funzione da quasi un anno.
Sharkey, che è stato consulente per la serie TV Robot Wars e per la BBC, non lascia adito a dubbi: "Il guaio è che davvero non possiamo richiudere il genio nella bottiglia, una volta liberato - dice l'esperto - Una volta che le nuove armi saranno in circolazione, sarà abbastanza facile copiarle. Quanto tempo occorrerà prima che i terroristi entrino nel gioco?". "Con gli attuali prezzi per la costruzione dei robot in caduta libera e la disponibilità di componenti già pronti per il mercato amatoriale - continua Sharkey - la realizzazione di armi robot automatizzate potrebbe essere accessibile a tutti".
Di dettagli su questa presunta facilità di costruzione il professore non ne dà molti, ma assicura che un drone con pilota automatico funzionante tramite il segnale GPS costa attualmente la modica cifra di 250 dollari. La proliferazione di armi robot - o robot armati, a seconda del punto di vista - pone poi serie problematiche anche da un punto di vista etico: l'attuale capacità di discernimento da parte dei droni è limitata, e questo significa "che non è possibile garantire la discriminazione tra combattenti e innocenti o un uso proporzionato della forza come richiesto dalle attuali Leggi di Guerra" tratteggia ancora Sharkey.
Tutto questo è sufficiente perché "ci sia un urgente bisogno per la comunità internazionale di valutare i rischi di queste nuove armi ora, piuttosto che attendere il loro furtivo insinuarsi nell'impiego comune", avverte infine il professore inglese.
lunedì, febbraio 25, 2008
E ora Sony spiega cosa è Blu-ray
Tokyo - Ora che la vittoria di Blu-ray è stata ufficialmente sancita dalla resa di Toshiba, Sony ha fretta di accelerare la diffusione sul mercato dei player in alta definizione basati sul proprio standard. Entro la fine dell'autunno il produttore lancerà due nuovi player Blu-ray, entrambi capaci di supportare la funzionalità picture-in-picture (PiP) e il download di contenuti extra da Internet.
Sony afferma che i due lettori saranno più compatti e sottili rispetto a quelli attuali, avvicinandosi così alle tipiche dimensioni di un player DVD, e il loro prezzo - a pari funzionalità con i modelli attuali - un poco più basso: purtroppo ancora non così basso per fare di Blu-ray una tecnologia mainstream.
Il primo player, il BDP-S350, arriverà nei negozi nel corso dell'estate al prezzo di 400 dollari. Sarà il primo modello di Sony ad integrare una porta Ethernet, che oltre a permettere l'accesso ad Internet rappresenterà il modo più comodo e veloce per aggiornare il firmware dell'apparecchio. Firmware che nella sua versione originale implementerà il Blu-ray Standard Profile (BSP) 1.1, chiamato BonusView, che estende le capacità interattive dei prossimi film Blu-ray: la più importante è il supporto al PiP, che permette di sovrapporre all'immagine principale una finestra contenente un altro video.
BonusView è stato implementato per la prima volta da Sony nel recente firmware 2.10 per PlayStation 3, mentre Panasonic lo ha introdotto nei suoi player verso la fine dello scorso anno.
Il BDP-S350 potrà essere aggiornato al BSP 2.0, chiamato BD Live, che introduce il supporto ad Internet e al download di contenuti extra come trailer, giochi e sottotitoli aggiuntivi.
Il secondo player porterà il nome di BDP-S550, e raggiungerà il mercato nel corso dell'autunno al prezzo di 500 dollari. Al contrario dell'S350, il nuovo lettore avrà BD Live "di serie" e integrerà 1 GB di memoria flash interna per archiviare i contenuti scaricati da Internet. L'S350 non include alcuna memoria di archiviazione, ma come il fratello maggiore dispone di uno slot per memory card.
I due player hanno in comune, oltre alla porta Ethernet e allo slot per memorie flash, anche l'uscita 1080/60p e 24p True Cinema, l'upscaling dei DVD a 1080p, decodifica e uscita bit-stream 7.1 in formato Dolby TrueHD e Dolby Digital Plus, e uscita bit-stream dts-HD High Resolution Audio e dts-HD Master Audio. Il BDP-S550 ha in più, oltre al giga di memoria interna e al firmware più aggiornato, la decodifica dts-HD High Resolution Audio e dts-HD Master Audio e uscita 7.1 analogica.
I nuovi player saranno capaci di riprodurre, oltre ai dischi BD-ROM, BD-R/RE (modi BDMV e BDAV), DVD+R/+RW e DVD-R/-RW (formato Video), CD e CD-R/RW (formato CD-DA) e immagini JPEG contenute su DVD/CD registrabili.
Sony afferma che i due lettori saranno più compatti e sottili rispetto a quelli attuali, avvicinandosi così alle tipiche dimensioni di un player DVD, e il loro prezzo - a pari funzionalità con i modelli attuali - un poco più basso: purtroppo ancora non così basso per fare di Blu-ray una tecnologia mainstream.
Il primo player, il BDP-S350, arriverà nei negozi nel corso dell'estate al prezzo di 400 dollari. Sarà il primo modello di Sony ad integrare una porta Ethernet, che oltre a permettere l'accesso ad Internet rappresenterà il modo più comodo e veloce per aggiornare il firmware dell'apparecchio. Firmware che nella sua versione originale implementerà il Blu-ray Standard Profile (BSP) 1.1, chiamato BonusView, che estende le capacità interattive dei prossimi film Blu-ray: la più importante è il supporto al PiP, che permette di sovrapporre all'immagine principale una finestra contenente un altro video.
BonusView è stato implementato per la prima volta da Sony nel recente firmware 2.10 per PlayStation 3, mentre Panasonic lo ha introdotto nei suoi player verso la fine dello scorso anno.
Il BDP-S350 potrà essere aggiornato al BSP 2.0, chiamato BD Live, che introduce il supporto ad Internet e al download di contenuti extra come trailer, giochi e sottotitoli aggiuntivi.
Il secondo player porterà il nome di BDP-S550, e raggiungerà il mercato nel corso dell'autunno al prezzo di 500 dollari. Al contrario dell'S350, il nuovo lettore avrà BD Live "di serie" e integrerà 1 GB di memoria flash interna per archiviare i contenuti scaricati da Internet. L'S350 non include alcuna memoria di archiviazione, ma come il fratello maggiore dispone di uno slot per memory card.
I due player hanno in comune, oltre alla porta Ethernet e allo slot per memorie flash, anche l'uscita 1080/60p e 24p True Cinema, l'upscaling dei DVD a 1080p, decodifica e uscita bit-stream 7.1 in formato Dolby TrueHD e Dolby Digital Plus, e uscita bit-stream dts-HD High Resolution Audio e dts-HD Master Audio. Il BDP-S550 ha in più, oltre al giga di memoria interna e al firmware più aggiornato, la decodifica dts-HD High Resolution Audio e dts-HD Master Audio e uscita 7.1 analogica.
I nuovi player saranno capaci di riprodurre, oltre ai dischi BD-ROM, BD-R/RE (modi BDMV e BDAV), DVD+R/+RW e DVD-R/-RW (formato Video), CD e CD-R/RW (formato CD-DA) e immagini JPEG contenute su DVD/CD registrabili.
domenica, febbraio 24, 2008
Resistenza avanti!
Dopo la pesante sconfitta di Liverpool che dimezza le voglie di Champions League all'Inter, in campionato contro la Sampdoria agguantiamo un pareggio che risolleva un pò il morale della squadra. Nel turno infrasettimanale di mercoledì lo scontro al vertice che può ridisegnare il campionato: INTER - ROMA
sabato, febbraio 23, 2008
Auguri Ciucia
venerdì, febbraio 22, 2008
The Sims Online, il biglietto è gratis
Roma - The Sims Online è un MMOG (Massively Multiplayer Online Game) creato da Electronic Arts e rilasciato nel dicembre del 2002. Le prime versioni di The Sims Online (TSO) prevedevano un mese di prova gratuito e un abbonamento mensile da 9.99 dollari per i mesi successivi. TSO non è mai riuscito a diffondersi nel già vasto universo dei metamondi dominato in primo luogo da World of Warcraft e Second Life, quest'ultimo più affine per gameplay.
Ad ogni modo, a seguito del non proprio clamoroso successo di TSO, nel 2007 il progetto stava per essere abbandonato; EA però ha voluto crederci ancora ed ha messo al lavoro un nuovo team di sviluppatori il cui risultato è quello che abbiamo a disposizione oggi.
Il nuovo TSO è innanzitutto gratuito e non prevede depositi mensili obbligatori. In EA-landia - il territorio immaginario creato dagli sviluppatori - ci sono 12 nuove città che assieme formano un'area di gioco 100 volte superiore alla precedente. EA garantisce un numero maggiore di visitatori simultanei, e ribadisce che si aspetta un gran numero di nuovi iscritti. A chi era già registrato a TSO viene garantito il privilegio di scegliere arbitrariamente il lembo di terra che si preferisce prima della "apertura dei cancelli".
Nel nuovo TSO non mancano i contenuti generati dagli utenti. Così come accade in Second Life, anche su TSO gli utenti possono realizzare e vendere i propri oggetti virtuali: c'è già un archivio con migliaia e migliaia di pezzi di contenuti personalizzati. Per quanto riguarda la gestione e la diffusione degli UGC, EA si affida al sito thesimsresource.com.
Revisione anche per l'economia. EA rivela che nel precedente TSO il sistema economico non funzionava molto bene, troppi utenti diventavano miliardari con facilità. Sembra che adesso questi problemi siano stati risolti.
Sono stati sviluppati anche Widget Yahoo!, Google e persino per iPhone che permettono di dialogare con i propri contatti di TSO. Costituito, infine, anche un "social network" degli avatar di TSO, un avatarbook, che gestisce i contenuti degli utenti con lo stile di Facebook.
In verità, analizzando attentamente i dettagli si scopre che TSO non è completamente gratuito. Insomma, la solita formula dell'account free, ma restricted. Ovvero, ci si può iscrivere e si può giocare gratuitamente a tempo indeterminato ma le possibilità di gioco sono comunque limitate, come spiegato nella pagina "Differenze fra free player ed iscritti".
Ad ogni modo, a seguito del non proprio clamoroso successo di TSO, nel 2007 il progetto stava per essere abbandonato; EA però ha voluto crederci ancora ed ha messo al lavoro un nuovo team di sviluppatori il cui risultato è quello che abbiamo a disposizione oggi.
Il nuovo TSO è innanzitutto gratuito e non prevede depositi mensili obbligatori. In EA-landia - il territorio immaginario creato dagli sviluppatori - ci sono 12 nuove città che assieme formano un'area di gioco 100 volte superiore alla precedente. EA garantisce un numero maggiore di visitatori simultanei, e ribadisce che si aspetta un gran numero di nuovi iscritti. A chi era già registrato a TSO viene garantito il privilegio di scegliere arbitrariamente il lembo di terra che si preferisce prima della "apertura dei cancelli".
Nel nuovo TSO non mancano i contenuti generati dagli utenti. Così come accade in Second Life, anche su TSO gli utenti possono realizzare e vendere i propri oggetti virtuali: c'è già un archivio con migliaia e migliaia di pezzi di contenuti personalizzati. Per quanto riguarda la gestione e la diffusione degli UGC, EA si affida al sito thesimsresource.com.
Revisione anche per l'economia. EA rivela che nel precedente TSO il sistema economico non funzionava molto bene, troppi utenti diventavano miliardari con facilità. Sembra che adesso questi problemi siano stati risolti.
Sono stati sviluppati anche Widget Yahoo!, Google e persino per iPhone che permettono di dialogare con i propri contatti di TSO. Costituito, infine, anche un "social network" degli avatar di TSO, un avatarbook, che gestisce i contenuti degli utenti con lo stile di Facebook.
In verità, analizzando attentamente i dettagli si scopre che TSO non è completamente gratuito. Insomma, la solita formula dell'account free, ma restricted. Ovvero, ci si può iscrivere e si può giocare gratuitamente a tempo indeterminato ma le possibilità di gioco sono comunque limitate, come spiegato nella pagina "Differenze fra free player ed iscritti".
giovedì, febbraio 21, 2008
Windows XP SP3 RC2 è ora per tutti
Redmond (USA) - Ieri Microsoft ha messo la seconda release candidate (RC2) del Service Pack 3 per Windows XP a disposizione di tutti i suoi utenti, per lo meno di quelli con Windows in lingua inglese: le localizzazioni dell'update non sono ancora disponibili. Questa è la stessa release dell'SP3 che l'8 febbraio era stata consegnata da Microsoft a circa 15mila tester.
"Stiamo ampliando la disponibilità di questa release candidate con lo scopo di ricevere ulteriori feedback dagli utenti prima del rilascio di Windows XP SP3", si legge in una nota diffusa da Microsoft. L'azienda raccomanda l'installazione di questa versione solo su macchine di test.
Al momento non è dato sapere se l'attuale RC2 diverrà la versione definitiva dell'SP3. Microsoft afferma che prevede di rilasciare l'aggiornamento nella sua forma finale entro la fine di giugno.
Per scaricare l'SP3 RC2 in lingua inglese è necessario questo script, che una volta lanciato aggiunge al registro di Windows la chiave necessaria per ottenere il service pack via Windows Update. Eventuali versioni precedenti dell'SP3 vanno necessariamente disinstallate.
"Stiamo ampliando la disponibilità di questa release candidate con lo scopo di ricevere ulteriori feedback dagli utenti prima del rilascio di Windows XP SP3", si legge in una nota diffusa da Microsoft. L'azienda raccomanda l'installazione di questa versione solo su macchine di test.
Al momento non è dato sapere se l'attuale RC2 diverrà la versione definitiva dell'SP3. Microsoft afferma che prevede di rilasciare l'aggiornamento nella sua forma finale entro la fine di giugno.
Per scaricare l'SP3 RC2 in lingua inglese è necessario questo script, che una volta lanciato aggiunge al registro di Windows la chiave necessaria per ottenere il service pack via Windows Update. Eventuali versioni precedenti dell'SP3 vanno necessariamente disinstallate.
martedì, febbraio 19, 2008
Il nanotech cinese sfida tutti
Roma - Il nuovo millennio tecnologico dovrà essere cinese: questa la tesi degli esperti di nanotech della University of California a Santa Barbara, convinti dell'intenzione della iperpotenza asiatica di progredire nelle tecnologie dell'infinitamente piccolo dopo un giro di interviste con i diretti interessati del settore in Cina.
Richard Applebaum e Rachel Parker, esponenti del Center for Nanotechnology in Society presso la UCSB, hanno parlato con sessanta diversi dirigenti cinesi per mettere insieme il puzzle del "nanotech made in China": secondo le conclusioni di Applebaum, il paese asiatico è fermamente intenzionato a superare l'attuale livello tecnologico raggiunto dall'Occidente usando una combinazione di acquisizione delle competenze direttamente dai paesi più evoluti e di aumento della capacità di ricerca in patria.
La nanotecnologia fa parte dei quattro cosiddetti "Megaprogetti di scienza" con cui Pechino vuole raggiungere gli USA entro il 2020. Almeno a parole, perché nei fatti gli investimenti cinesi per il conseguimento dell'obiettivo sono finora ammontati a soli 400 milioni di dollari nel lustro tra il 2002 e il 2007, ma si prevede una loro crescita repentina nei prossimi anni.
I ricercatori della UCSB hanno fatto le pulci all'attuale conformazione del nanotech asiatico, mettendo in evidenza partnership internazionali come quelle del Tsinghua-Foxconn Nanotechnology Center e il Zhejiang-California NanoSystems Institute. Attualmente, hanno sostenuto gli esperti, gli sforzi tecnologici nel settore sono finanziati principalmente da fondi del governo centrale, con un contributo minimo da parte delle imprese private. La cosa ha senso in un paese che si autoproclama ancora "comunista", ma ne ha davvero poco in prospettiva di uno sviluppo reale del settore hi-tech cinese, sostengono i ricercatori.
Sia come sia, i primi segni di questa nuova tendenza cinese - dimostrata tra l'altro in maniera eclatante grazie ai recenti casi del lancio del primo satellite lunare e della spy story sui segreti industriali passati a Pechino - saranno presenti alle Olimpiadi estive: il villaggio olimpico sarà dotato di aree di parcheggio equipaggiate con copertura in nanopolimero in grado di assorbire gli scarichi. Una soluzione della cui efficacia effettiva nulla si sa, ma che ben evidenzia il fatto che oltre la Grande Muraglia con il nanotech si fa sul serio, e il millennio tecnologico cinese non può certo essere considerato "aria fritta".
Richard Applebaum e Rachel Parker, esponenti del Center for Nanotechnology in Society presso la UCSB, hanno parlato con sessanta diversi dirigenti cinesi per mettere insieme il puzzle del "nanotech made in China": secondo le conclusioni di Applebaum, il paese asiatico è fermamente intenzionato a superare l'attuale livello tecnologico raggiunto dall'Occidente usando una combinazione di acquisizione delle competenze direttamente dai paesi più evoluti e di aumento della capacità di ricerca in patria.
La nanotecnologia fa parte dei quattro cosiddetti "Megaprogetti di scienza" con cui Pechino vuole raggiungere gli USA entro il 2020. Almeno a parole, perché nei fatti gli investimenti cinesi per il conseguimento dell'obiettivo sono finora ammontati a soli 400 milioni di dollari nel lustro tra il 2002 e il 2007, ma si prevede una loro crescita repentina nei prossimi anni.
I ricercatori della UCSB hanno fatto le pulci all'attuale conformazione del nanotech asiatico, mettendo in evidenza partnership internazionali come quelle del Tsinghua-Foxconn Nanotechnology Center e il Zhejiang-California NanoSystems Institute. Attualmente, hanno sostenuto gli esperti, gli sforzi tecnologici nel settore sono finanziati principalmente da fondi del governo centrale, con un contributo minimo da parte delle imprese private. La cosa ha senso in un paese che si autoproclama ancora "comunista", ma ne ha davvero poco in prospettiva di uno sviluppo reale del settore hi-tech cinese, sostengono i ricercatori.
Sia come sia, i primi segni di questa nuova tendenza cinese - dimostrata tra l'altro in maniera eclatante grazie ai recenti casi del lancio del primo satellite lunare e della spy story sui segreti industriali passati a Pechino - saranno presenti alle Olimpiadi estive: il villaggio olimpico sarà dotato di aree di parcheggio equipaggiate con copertura in nanopolimero in grado di assorbire gli scarichi. Una soluzione della cui efficacia effettiva nulla si sa, ma che ben evidenzia il fatto che oltre la Grande Muraglia con il nanotech si fa sul serio, e il millennio tecnologico cinese non può certo essere considerato "aria fritta".
domenica, febbraio 17, 2008
BitTorrent, si lavora alle nuove cifrature anti-fitro
Roma - Comcast non avrà lo scalpo di BitTorrent: il provider impegnato a spiegare ai federali USA perché e come impedisce agli utenti torrentizi il libero fluire dei loro file, verrà presto neutralizzato nella sua azione di contrasto al file sharing. Lo promette BitTorrent.org, il forum aperto per la coordinazione degli sviluppi sul protocollo, che ha proposto la realizzazione di una nuova estensione al suddetto per combattere efficacemente l'azione di disturbo di Comcast e sodali.
L'obiettivo è quello di rendere vana l'azione degli apparati hardware usati dai provider come quelli sviluppati da Sandvine, in grado non solo di rallentare lo scambio su rete BitTorrent ma di inibirlo completamente, inviando gli oramai noti pacchetti TCP avvelenati con impostato il flag RST che comunica l'interruzione immediata dell'upload. Ad essere particolarmente vulnerabili all'attacco sono i peer connessi in swarm di piccole dimensioni, nel qual caso lo scambio diventa sostanzialmente impossibile.
Secondo la proposta di BitTorrent.org, la nuova estensione si dovrebbe incaricare di offuscare il paio di indirizzi IP dei due peer che si scambiano dati in una connessione, prevenendo in tal modo la possibilità per l'hardware specializzato di individuare il paio attraverso il monitoraggio delle comunicazioni tra peer e tracker. Visti i costanti attacchi allo scambio su BT, è necessario un approccio sempre più sofisticato all'offuscamento delle comunicazioni, sostengono da BitTorrent.org, poiché "una volta che una comunicazione BitTorrent sia stata individuata, altri attacchi potrebbero venire condotti come un pesante ridimensionamento o un blocco".
Le nuove misure sono dunque dirette senza mezzi termini contro Comcast e tutti gli altri provider che, al contrario di quanto sostiene di voler fare Verizon, hanno intenzione di gestire il crescente uso del P2P da parte degli utenti rendendo impossibile lo scambio piuttosto che aggiornando adeguatamente le infrastrutture di rete. Una pratica nota anche in Italia.
TorrentFreak ha discusso della questione con Ashwin Navin, presidente e co-fondatore di BitTorrent Inc. che ha messo a disposizione della iniziativa di BitTorrent.org alcuni dei propri dipendenti: "Negli ultimi mesi - dice Navin - i consumatori hanno goduto di una partecipazione senza precedenti nel processo politico grazie alla possibilità di diffondere online opinioni e commenti nei dibattiti presidenziali tenuti su YouTube. Musicisti, registi e artisti stanno scoprendo nuove strade per raggiungere la potenziale audience nel mondo grazie a MySpace e BitTorrent. Gli studenti sono impegnati con tool di istruzione interattiva nei loro istituti".
"Quale applicazione succhia-banda verrà messa al bando o regolata o misurata la prossima volta dagli ISP? - continua Navin - Lo spirito creativo di milioni di persone è stato stimolato, e la nostra necessità di partecipare, di comunicare non verrà messa a tacere". Secondo il dirigente, occorre che il governo statunitense partecipi alla promozione dell'innovazione e degli investimenti da parte dei provider ma non può "permettere loro di interferire o interrompere le comunicazioni dei consumatori, per proteggere i propri margini di profitto" perché "sarebbe un tremendo colpo per l'economia del nostro paese, quando già stiamo scivolando dietro il primo mondo (UK, UE, Giappone, Corea, Singapore eccetera) nelle capacità di connessione a banda larga".
L'obiettivo è quello di rendere vana l'azione degli apparati hardware usati dai provider come quelli sviluppati da Sandvine, in grado non solo di rallentare lo scambio su rete BitTorrent ma di inibirlo completamente, inviando gli oramai noti pacchetti TCP avvelenati con impostato il flag RST che comunica l'interruzione immediata dell'upload. Ad essere particolarmente vulnerabili all'attacco sono i peer connessi in swarm di piccole dimensioni, nel qual caso lo scambio diventa sostanzialmente impossibile.
Secondo la proposta di BitTorrent.org, la nuova estensione si dovrebbe incaricare di offuscare il paio di indirizzi IP dei due peer che si scambiano dati in una connessione, prevenendo in tal modo la possibilità per l'hardware specializzato di individuare il paio attraverso il monitoraggio delle comunicazioni tra peer e tracker. Visti i costanti attacchi allo scambio su BT, è necessario un approccio sempre più sofisticato all'offuscamento delle comunicazioni, sostengono da BitTorrent.org, poiché "una volta che una comunicazione BitTorrent sia stata individuata, altri attacchi potrebbero venire condotti come un pesante ridimensionamento o un blocco".
Le nuove misure sono dunque dirette senza mezzi termini contro Comcast e tutti gli altri provider che, al contrario di quanto sostiene di voler fare Verizon, hanno intenzione di gestire il crescente uso del P2P da parte degli utenti rendendo impossibile lo scambio piuttosto che aggiornando adeguatamente le infrastrutture di rete. Una pratica nota anche in Italia.
TorrentFreak ha discusso della questione con Ashwin Navin, presidente e co-fondatore di BitTorrent Inc. che ha messo a disposizione della iniziativa di BitTorrent.org alcuni dei propri dipendenti: "Negli ultimi mesi - dice Navin - i consumatori hanno goduto di una partecipazione senza precedenti nel processo politico grazie alla possibilità di diffondere online opinioni e commenti nei dibattiti presidenziali tenuti su YouTube. Musicisti, registi e artisti stanno scoprendo nuove strade per raggiungere la potenziale audience nel mondo grazie a MySpace e BitTorrent. Gli studenti sono impegnati con tool di istruzione interattiva nei loro istituti".
"Quale applicazione succhia-banda verrà messa al bando o regolata o misurata la prossima volta dagli ISP? - continua Navin - Lo spirito creativo di milioni di persone è stato stimolato, e la nostra necessità di partecipare, di comunicare non verrà messa a tacere". Secondo il dirigente, occorre che il governo statunitense partecipi alla promozione dell'innovazione e degli investimenti da parte dei provider ma non può "permettere loro di interferire o interrompere le comunicazioni dei consumatori, per proteggere i propri margini di profitto" perché "sarebbe un tremendo colpo per l'economia del nostro paese, quando già stiamo scivolando dietro il primo mondo (UK, UE, Giappone, Corea, Singapore eccetera) nelle capacità di connessione a banda larga".
sabato, febbraio 16, 2008
Xbox 360 si aggiudica gennaio
Roma - Il mercato nordamericano per le console ha raggiunto il valore di 1,18 miliardi di dollari nel corso di gennaio 2008, secondo il rapporto diramato dalla società di analisi di mercato NPD Group. Di questa cifra, 378 milioni vanno attribuiti alla vendita dell'hardware (le console), 610 milioni al software (i videogame) e 191 milioni agli accessori (le periferiche di gioco).
il celebre gameSecondo l'NPD, nel gennaio 2008 i 10 giochi più venduti in nordamerica sono stati:
1. Call of Duty 4: Modern Warfare (Infinity Ward, Activision, Xbox 360) - 330900 unità
2. Wii Play (Nintendo, Wii) - 298100
3. Guitar Hero III: Legends of Rock (Vicarious Visions, Activision, Wii) - 239600
4. Rock Band Special Edition Bundle (Harmonix, MTV Games, X360) - 183,800
5. Guitar Hero III: Legends of Rock Bundle (Neversoft, Activision, Xbox 360) - 182700
6. Super Mario Galaxy (Nintendo, Wii) - 172000
7. Burnout Paradise (Criterion, Electronic Arts) - 140000
8. Call of Duty 4: Modern Warfare (Infinity Ward, Activision, PS3) - 140000
9. Mario Party DS (Nintendo, Nintendo DS) - 138500
10. Mario and Sonic at the Olympic Games (Sega, Nintendo DS) - 133000
In termini pratici, la versione per Xbox 360 di Harmonix's Rock Band (disponibile anche su PS2, PS3 e Xbox 360) è stata la più redditizia: ha raggiunto i 30 milioni di dollari di introiti grazie alla versione "special bundle" da 170 dollari contenente tre strumenti: chitarra, percussioni e microfono. Il videogioco segue l'onda del successo dei popolarissimi Guitar Hero, aggiungendo strumenti e modalità di gioco.
In termini hardware, invece, Xbox360 ha ceduto il passo a Wii e PlayStation 3.
Questi i numeri dei dispositivi venduti nel Gennaio 2008 in nordamerica:
1. Wii - 274000
2. PlayStation 3 - 269000
3. Nintendo DS - 251000
4. PSP - 230000
5. Xbox 360 - 230000
Microsoft ha motivato il calo delle vendite con "Problemi di stoccaggio: Xbox 360 sta vendendo tanto velocemente da non permettere ai rivenditori di rifornirsi". Complessivamente, comunque, il mercato dei dispositivi hardware decresce. Rispetto a gennaio 2007, le vendite sono calate del 25%.
In definitiva, una comparazione fra le vendite totali nel mercato delle console fra l'inizio del 2007 e l'inizio del 2008 vede una crescita nel fatturato complessivo, con una considerevole impennata del 50% in quello del software.
Gennaio 2007 (per settimana)
Vendite totali: 250 milioni di dollari
Hardware: 100 milioni
Software: 109 milioni
Accessori: 39.6 milioni
Gennaio 2008 (per settimana)
Vendite totali: 295.5 milioni di dollari
Hardware: 75.5 milioni
Software: 152.6 milioni
Accessori: 47.7 milioni
il celebre gameSecondo l'NPD, nel gennaio 2008 i 10 giochi più venduti in nordamerica sono stati:
1. Call of Duty 4: Modern Warfare (Infinity Ward, Activision, Xbox 360) - 330900 unità
2. Wii Play (Nintendo, Wii) - 298100
3. Guitar Hero III: Legends of Rock (Vicarious Visions, Activision, Wii) - 239600
4. Rock Band Special Edition Bundle (Harmonix, MTV Games, X360) - 183,800
5. Guitar Hero III: Legends of Rock Bundle (Neversoft, Activision, Xbox 360) - 182700
6. Super Mario Galaxy (Nintendo, Wii) - 172000
7. Burnout Paradise (Criterion, Electronic Arts) - 140000
8. Call of Duty 4: Modern Warfare (Infinity Ward, Activision, PS3) - 140000
9. Mario Party DS (Nintendo, Nintendo DS) - 138500
10. Mario and Sonic at the Olympic Games (Sega, Nintendo DS) - 133000
In termini pratici, la versione per Xbox 360 di Harmonix's Rock Band (disponibile anche su PS2, PS3 e Xbox 360) è stata la più redditizia: ha raggiunto i 30 milioni di dollari di introiti grazie alla versione "special bundle" da 170 dollari contenente tre strumenti: chitarra, percussioni e microfono. Il videogioco segue l'onda del successo dei popolarissimi Guitar Hero, aggiungendo strumenti e modalità di gioco.
In termini hardware, invece, Xbox360 ha ceduto il passo a Wii e PlayStation 3.
Questi i numeri dei dispositivi venduti nel Gennaio 2008 in nordamerica:
1. Wii - 274000
2. PlayStation 3 - 269000
3. Nintendo DS - 251000
4. PSP - 230000
5. Xbox 360 - 230000
Microsoft ha motivato il calo delle vendite con "Problemi di stoccaggio: Xbox 360 sta vendendo tanto velocemente da non permettere ai rivenditori di rifornirsi". Complessivamente, comunque, il mercato dei dispositivi hardware decresce. Rispetto a gennaio 2007, le vendite sono calate del 25%.
In definitiva, una comparazione fra le vendite totali nel mercato delle console fra l'inizio del 2007 e l'inizio del 2008 vede una crescita nel fatturato complessivo, con una considerevole impennata del 50% in quello del software.
Gennaio 2007 (per settimana)
Vendite totali: 250 milioni di dollari
Hardware: 100 milioni
Software: 109 milioni
Accessori: 39.6 milioni
Gennaio 2008 (per settimana)
Vendite totali: 295.5 milioni di dollari
Hardware: 75.5 milioni
Software: 152.6 milioni
Accessori: 47.7 milioni
venerdì, febbraio 15, 2008
Firefox 3 più vicino alla luce
Mountain View (USA) - A un mese e mezzo di distanza dal rilascio della precedente versione di test, Mozilla ha pubblicato sul proprio sito web la terza beta di Firefox 3. Dopo di questa dovrebbe esserci soltanto un'ultima beta, il cui rilascio è previsto per la fine del mese.
Mozilla afferma che questa nuova release contiene circa 1300 modifiche che migliorano stabilità, performance, utilizzo della memoria, piattaforma e interfaccia utente. Alcune delle principali novità, riassunte in questo comunicato ufficiale, apportano migliorie al sistema di identificazione dei siti web sospetti, alla protezione anti-malware, alla gestione dei download e dei bookmark, all'architettura di rendering di grafica e font, all'implementazione di JavaScript 1.8, al supporto delle applicazioni offline, alla velocità di caricamento delle pagine e alla gestione della memoria.
Un più dettagliato elenco dei cambiamenti è riportato nelle note di rilascio del programma, mentre una prova su strada del nuovo browser, corredata di diversi snapshot, è stata pubblicata qui da ArsTechnica.
Sebbene si tratti ormai di una release preliminare piuttosto matura, e completa di tutte le funzionalità che si troveranno in quella finale, Mozilla ne consiglia ancora l'installazione ai soli tester e sviluppatori. Gli utenti più curiosi e intraprendenti possono tuttavia scaricare Firefox 3 Beta 3 da qui in circa una trentina di lingue, tra le quali anche quella italiana.
Firefox 2 e firewall
Negli scorsi giorni Mozilla ha rilasciato un aggiornamento per Firefox 2 che corregge diverse vulnerabilità di sicurezza. A quanto pare questa nuova versione ha causato non pochi grattacapi agli utenti del noto firewall personale Zone Alarm: una volta installato Firefox 2.0.0.12, può capitare che Zone Alarm non riconosca più la nuova versione di Firefox come un'applicazione di fiducia e ne blocchi l'accesso ad Internet, tutto ciò senza avvisare l'utente né proporre la creazione di una nuova regola.
Per risolvere il problema dovrebbe essere sufficiente cancellare tutte le voci relative a Firefox dall'elenco delle regole di Zone Alarm, così che quest'ultimo rilevi nuovamente il browser di Mozilla e crei automaticamente un filtro dei pacchetti aggiornato.
Sui possibili problemi relativi al rapporto tra Firefox e i firewall si veda anche questo post ospitato sui forum di mozillaZine.
Mozilla afferma che questa nuova release contiene circa 1300 modifiche che migliorano stabilità, performance, utilizzo della memoria, piattaforma e interfaccia utente. Alcune delle principali novità, riassunte in questo comunicato ufficiale, apportano migliorie al sistema di identificazione dei siti web sospetti, alla protezione anti-malware, alla gestione dei download e dei bookmark, all'architettura di rendering di grafica e font, all'implementazione di JavaScript 1.8, al supporto delle applicazioni offline, alla velocità di caricamento delle pagine e alla gestione della memoria.
Un più dettagliato elenco dei cambiamenti è riportato nelle note di rilascio del programma, mentre una prova su strada del nuovo browser, corredata di diversi snapshot, è stata pubblicata qui da ArsTechnica.
Sebbene si tratti ormai di una release preliminare piuttosto matura, e completa di tutte le funzionalità che si troveranno in quella finale, Mozilla ne consiglia ancora l'installazione ai soli tester e sviluppatori. Gli utenti più curiosi e intraprendenti possono tuttavia scaricare Firefox 3 Beta 3 da qui in circa una trentina di lingue, tra le quali anche quella italiana.
Firefox 2 e firewall
Negli scorsi giorni Mozilla ha rilasciato un aggiornamento per Firefox 2 che corregge diverse vulnerabilità di sicurezza. A quanto pare questa nuova versione ha causato non pochi grattacapi agli utenti del noto firewall personale Zone Alarm: una volta installato Firefox 2.0.0.12, può capitare che Zone Alarm non riconosca più la nuova versione di Firefox come un'applicazione di fiducia e ne blocchi l'accesso ad Internet, tutto ciò senza avvisare l'utente né proporre la creazione di una nuova regola.
Per risolvere il problema dovrebbe essere sufficiente cancellare tutte le voci relative a Firefox dall'elenco delle regole di Zone Alarm, così che quest'ultimo rilevi nuovamente il browser di Mozilla e crei automaticamente un filtro dei pacchetti aggiornato.
Sui possibili problemi relativi al rapporto tra Firefox e i firewall si veda anche questo post ospitato sui forum di mozillaZine.
giovedì, febbraio 14, 2008
Cercare Qualcosa da Qualche Parte
Sembra un problema enigmatico e senza senso quasi, ma noi della sezione programmatori abbiamo affrontato questo arduo quesito e progettato delle presentazioni in cui esponiamo i vari metodi per trovare qualcosa da qualche parte! Saranno valutate queste presentazioni e incideranno sul voto orale e pratico
mercoledì, febbraio 13, 2008
Un DVD nel cellulare. Follia? No, realtà
Barcellona - Molti l'hanno già bollata come una tecnologia nata morta, eppure è tra quelle che più hanno attratto la curiosità dei visitatori del Mobile World Congress 2008. Si tratta di V Media Disc, un supporto ottico simile, nella tecnologia, a Blu-ray e HD DVD ma espressamente dedicato ai dispositivi mobili.
V Media DiscUn dischetto "con la V", comprensivo di cartridge protettiva (per altro simile a quella dei vecchi floppy), è grande all'incirca come una CompactFlash ed ha una capacità di 1 GB. La società statunitense V Media Research dice di averlo progettato come mezzo di distribuzione di film in definizione DVD per i dispositivi mobili, ed in modo particolare per i videofonini. Il formato utilizzato per la compressione dei video è il ben noto H.264, che secondo l'azienda fornisce una qualità praticamente indistinguibile da quella del DVD (sui display da 2 o 3 pollici non si ha difficoltà a crederlo).
Ma a che serve, si chiederanno in molti, un microdisco da 1 GB quando sul mercato si trovano ormai schede miniSD della stessa capacità a pochi euro? V Media ritiene che, per i produttori di contenuti, stampare e distribuire film sui V Disc costi assai meno che registrare e distribuire schedine flash, soprattutto perché le apparecchiature sono le stesse già utilizzate nell'industria per stampare altri tipi di supporti ottici.
Ciò però non basta per dissipare le molte perplessità sollevate da questa tecnologia. Perplessità di tipo economico, quali la reale capacità dei V Disc di competere con le memorie flash e con la distribuzione di film online; e perplessità di tipo tecnico, relative all'affidabilità di un minidrive ottico integrato in un telefono cellulare e al suo assorbimento energetico, certamente più elevato di quello di un lettore di memory card.
Chi si sta domandando quale azienda acquisterebbe mai una tale tecnologia rimarrà sorpreso nell'apprendere che V Media ha già un cliente: si tratta di Spice, un operatore mobile indiano che intende utilizzare i V Disc per distribuire ai suoi utenti le tonnellate di titoli Bollywood sfornati quotidianamente dalla prolifica industria cinematografica locale.
Alla conferenza di Barcellona, Spice ha mostrato un telefono cellulare che, nella parte posteriore, integrava un drive ottico capace di leggere i V Disc: secondo l'azienda, l'autonomia del dispositivo, quando utilizzato per la riproduzione di contenuti V Media, è di circa tre ore e mezza. Alcune foto di questo videofonino sono state pubblicate qui da RegHardware.
È presto per profetizzare il futuro della tecnologia V Media Disc, ma appare difficile che questa possa ritagliarsi spazi anche in Occidente.
V Media DiscUn dischetto "con la V", comprensivo di cartridge protettiva (per altro simile a quella dei vecchi floppy), è grande all'incirca come una CompactFlash ed ha una capacità di 1 GB. La società statunitense V Media Research dice di averlo progettato come mezzo di distribuzione di film in definizione DVD per i dispositivi mobili, ed in modo particolare per i videofonini. Il formato utilizzato per la compressione dei video è il ben noto H.264, che secondo l'azienda fornisce una qualità praticamente indistinguibile da quella del DVD (sui display da 2 o 3 pollici non si ha difficoltà a crederlo).
Ma a che serve, si chiederanno in molti, un microdisco da 1 GB quando sul mercato si trovano ormai schede miniSD della stessa capacità a pochi euro? V Media ritiene che, per i produttori di contenuti, stampare e distribuire film sui V Disc costi assai meno che registrare e distribuire schedine flash, soprattutto perché le apparecchiature sono le stesse già utilizzate nell'industria per stampare altri tipi di supporti ottici.
Ciò però non basta per dissipare le molte perplessità sollevate da questa tecnologia. Perplessità di tipo economico, quali la reale capacità dei V Disc di competere con le memorie flash e con la distribuzione di film online; e perplessità di tipo tecnico, relative all'affidabilità di un minidrive ottico integrato in un telefono cellulare e al suo assorbimento energetico, certamente più elevato di quello di un lettore di memory card.
Chi si sta domandando quale azienda acquisterebbe mai una tale tecnologia rimarrà sorpreso nell'apprendere che V Media ha già un cliente: si tratta di Spice, un operatore mobile indiano che intende utilizzare i V Disc per distribuire ai suoi utenti le tonnellate di titoli Bollywood sfornati quotidianamente dalla prolifica industria cinematografica locale.
Alla conferenza di Barcellona, Spice ha mostrato un telefono cellulare che, nella parte posteriore, integrava un drive ottico capace di leggere i V Disc: secondo l'azienda, l'autonomia del dispositivo, quando utilizzato per la riproduzione di contenuti V Media, è di circa tre ore e mezza. Alcune foto di questo videofonino sono state pubblicate qui da RegHardware.
È presto per profetizzare il futuro della tecnologia V Media Disc, ma appare difficile che questa possa ritagliarsi spazi anche in Occidente.
martedì, febbraio 12, 2008
Il laptop da 54mln di dollari
Roma - 54 milioni di dollari, vale a dire poco meno di 37 milioni di euro. Questo, secondo Raelyn Campbell, la giusta misura di un risarcimento chiesto alla celebre catena di negozi Best Buy per un laptop desaparecido dopo essere stato consegnato in assistenza. Un laptop da mille dollari: conteneva software, musica, filmati e soprattutto dati personali andati perduti per sempre.
Secondo la donna, non si tratta semplicemente di aver perduto la propria posta elettronica: in gioco, sostiene Raelyn, ci sono tutte le sue informazioni personali contenute nel computer. Dissolte, a suo dire, per colpa di un'incauta gestione e una policy non proprio irreprensibile di Best Buy. E la cifra richiesta è identica a quella ottenuta da un altro cittadino USA come risarcimento per un paio di pantaloni perduti dalla tintoria.
Tutto comincia la scorsa estate. Il 25 maggio del 2007, Raelyn porta il suo notebook in officina per un tagliando: il computer ha poco più di un anno, ma gode di una estensione di garanzia. A detta di Raelyn, quello stesso giorno il computer sparisce, sottratto da un dipendente o rubato da qualcun altro, senza che se ne sappia più nulla.
Inizia allora un ping-pong con i ragazzi di GeekSquad, il servizio di assistenza offerto dalla catena BestBuy: per tre mesi, a detta della donna, gli impiegati negano la sparizione del computer e tentano di convincerla di volta in volta che il computer c'è, che manca, che non è mai stato consegnato o che è in riparazione.
Solo ad agosto il computer viene ufficialmente dichiarato smarrito, ma tra Campbell e Best Buy non è possibile nessun accordo: alla signora interesserebbe un rimborso forfettario da 5mila dollari, l'azienda è disposta al massimo a risarcire il valore del computer più un buono regalo da spendere nei propri negozi.
Partono le prime lettere al vetriolo, arriva qualche coupon di rimborso (che Raelyn sostiene di aver devoluto in beneficenza), fino a quando a novembre scatta la denuncia con tanto di richiesta d'indennizzo record. Il resto sono altre letteracce e scaramucce legali. Mozioni di rigetto, contromozioni e accuse reciproche di slealtà.
Che Raelyn ottenga il suo risarcimento non è affatto scontato: il suo scopo, lo dice lei stessa nel blog che ha aperto per raccontare la vicenda, è quello di attirare l'attenzione su quanto capitato, e magari convincere Best Buy a rivedere in meglio le sue procedure interne. Comunque vada, ora sarà un giudice a decidere il finale della storia, e a stabilire un precedente importante per la gestione dei prodotti in garanzia sul suolo USA.
Secondo la donna, non si tratta semplicemente di aver perduto la propria posta elettronica: in gioco, sostiene Raelyn, ci sono tutte le sue informazioni personali contenute nel computer. Dissolte, a suo dire, per colpa di un'incauta gestione e una policy non proprio irreprensibile di Best Buy. E la cifra richiesta è identica a quella ottenuta da un altro cittadino USA come risarcimento per un paio di pantaloni perduti dalla tintoria.
Tutto comincia la scorsa estate. Il 25 maggio del 2007, Raelyn porta il suo notebook in officina per un tagliando: il computer ha poco più di un anno, ma gode di una estensione di garanzia. A detta di Raelyn, quello stesso giorno il computer sparisce, sottratto da un dipendente o rubato da qualcun altro, senza che se ne sappia più nulla.
Inizia allora un ping-pong con i ragazzi di GeekSquad, il servizio di assistenza offerto dalla catena BestBuy: per tre mesi, a detta della donna, gli impiegati negano la sparizione del computer e tentano di convincerla di volta in volta che il computer c'è, che manca, che non è mai stato consegnato o che è in riparazione.
Solo ad agosto il computer viene ufficialmente dichiarato smarrito, ma tra Campbell e Best Buy non è possibile nessun accordo: alla signora interesserebbe un rimborso forfettario da 5mila dollari, l'azienda è disposta al massimo a risarcire il valore del computer più un buono regalo da spendere nei propri negozi.
Partono le prime lettere al vetriolo, arriva qualche coupon di rimborso (che Raelyn sostiene di aver devoluto in beneficenza), fino a quando a novembre scatta la denuncia con tanto di richiesta d'indennizzo record. Il resto sono altre letteracce e scaramucce legali. Mozioni di rigetto, contromozioni e accuse reciproche di slealtà.
Che Raelyn ottenga il suo risarcimento non è affatto scontato: il suo scopo, lo dice lei stessa nel blog che ha aperto per raccontare la vicenda, è quello di attirare l'attenzione su quanto capitato, e magari convincere Best Buy a rivedere in meglio le sue procedure interne. Comunque vada, ora sarà un giudice a decidere il finale della storia, e a stabilire un precedente importante per la gestione dei prodotti in garanzia sul suolo USA.
domenica, febbraio 10, 2008
Sconfitta...ancora
Anche questo sabato incappiamo in un risultato negativo. Un pesante 4-1 contro il Talamona, anche se una bella mano l'ha data l'arbitro Bombana fischiando solo a favore della Talamonese e incappando nell'incredibile errore di fischiare un rigore inesistente, oltre a 2 punizioni che non c'erano dalle quali sono scaturiti due gol.
Dobbiamo riprenderci e lottare per concludere il campionato in modo dignitoso puntando al quarto posto almeno
Dobbiamo riprenderci e lottare per concludere il campionato in modo dignitoso puntando al quarto posto almeno
sabato, febbraio 09, 2008
DivX entra in un chip per cellulari
Barcellona - Il celebre formato video DivX sta cominciando a farsi strada, in termini di hardware certificato, anche nel mercato dei telefoni cellulari. Tra i primi processori mobili per telefonini ad aver ricevuto la certificazione DivX c'è l'MV8722 della coreana MtekVision, azienda specializzata nella progettazione di chip per i dispositivi mobili multimediali.
L'MV8722 è in grado di riprodurre i filmati DivX fino alla risoluzione di 720 x 400 punti, dunque non distante dalla qualità dei DVD. Il chip fa parte di una famiglia di processori mobili, chiamata Maple, che include componenti utilizzati per gestire le cam dei telefoni cellulari e ricevere i contenuti TV ISDB-T, uno standard utilizzato in paesi come Giappone e Brasile.
Tra i produttori di dispositivi mobili ad utilizzare i chip di MtekVision c'è Samsung, che fra l'altro è stata tra le prime aziende del settore ad aver ottenuto la certificazione DivX per un paio di suoi videofonini. Per il momento, tuttavia, nessuna azienda ha ancora annunciato l'utilizzo del processore MV8722 all'interno dei propri device.
Va detto che la certificazione serve esclusivamente ad attestare la conformità di un dispositivo alle più recenti specifiche rilasciate da DivX, ma non è requisito indispensabile per il supporto base a questo formato: molti dispositivi, infatti, sono in grado di riprodurre la stragrande maggioranza dei video DivX utilizzando codec MPEG4 generici.
L'MV8722 è in grado di riprodurre i filmati DivX fino alla risoluzione di 720 x 400 punti, dunque non distante dalla qualità dei DVD. Il chip fa parte di una famiglia di processori mobili, chiamata Maple, che include componenti utilizzati per gestire le cam dei telefoni cellulari e ricevere i contenuti TV ISDB-T, uno standard utilizzato in paesi come Giappone e Brasile.
Tra i produttori di dispositivi mobili ad utilizzare i chip di MtekVision c'è Samsung, che fra l'altro è stata tra le prime aziende del settore ad aver ottenuto la certificazione DivX per un paio di suoi videofonini. Per il momento, tuttavia, nessuna azienda ha ancora annunciato l'utilizzo del processore MV8722 all'interno dei propri device.
Va detto che la certificazione serve esclusivamente ad attestare la conformità di un dispositivo alle più recenti specifiche rilasciate da DivX, ma non è requisito indispensabile per il supporto base a questo formato: molti dispositivi, infatti, sono in grado di riprodurre la stragrande maggioranza dei video DivX utilizzando codec MPEG4 generici.
giovedì, febbraio 07, 2008
SUSI 861
Nuovo quesito con la Susi per noi programmatori. Questa volta ci siamo cimentati su un problema non tanto di programmazione quanto di intuito e lingua. La lingua italiana appunto, trattasi infatti di riordinare delle lettere per ottenere due parole, ma meglio esporre il problema:
"Queste sbarre possono scorrere in orizzontale lungo i loro binari. Noi dobbiamo muoverle in modo tale che leggendo dall'alto in basso si formino due parole di cinque lettere, una di fianco all'altra. Sono due sostantivi di uso comune."

Muovendo le barre orizzontali, si compongono queste due parole:
"Queste sbarre possono scorrere in orizzontale lungo i loro binari. Noi dobbiamo muoverle in modo tale che leggendo dall'alto in basso si formino due parole di cinque lettere, una di fianco all'altra. Sono due sostantivi di uso comune."

Muovendo le barre orizzontali, si compongono queste due parole:
mercoledì, febbraio 06, 2008
Telecom paga una multa di 6,5 milioni di euro
Roma - Ammonta a 6.528.000 euro la somma versata a titolo di oblazione da parte di Telecom Italia a seguito di una contestazione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Un atto volontario, da parte dell'incumbent, destinata a evitare una sanzione ben più pesante per aver disposto attivazioni e disattivazioni non richieste di servizi TLC a numerosi utenti.
La piaga è nota non solo agli utenti e alle associazioni di difesa dei consumatori: l'Authority TLC nello scorso luglio aveva effettuato alcune ispezioni presso le sedi di Telecom Italia, rilevando numerose violazioni. Il pagamento volontario sembra configurare dunque un'ammissione di colpa, ratificata con una sorta di "penitenza" rappresentata da una cifra di per sé considerevole, ma che - va detto - non rappresenta certo un duro colpo per un operatore di telecomunicazioni del calibro (volume d'affari e dimensioni societarie) di Telecom Italia. C'è chi, come l'esperto del settore Stefano Quintarelli, commenta: "Come se una persona che guadagna 30K euro/anno oblasse per 6,5 euro".
Il Consiglio dell'Authority, presieduto da Corrado Calabrò, ha preso atto dell'oblazione e ha esaminato una lettera scritta dall'amministratore delegato Franco Bernabé, in cui si legge che Telecom Italia "si impegna, a seguito di delibere dell'Autorità, a introdurre nuovi strumenti di prevenzione e controllo della spesa telefonica". Il riferimento è ai numerosi episodi di utilizzo truffaldini di numerazioni satellitari da parte di operatori senza scrupoli, segnalati dalle associazioni dei consumatori. "Bernabé - osserva l'Authority - esprime l'auspicio che si possano individuare, sempre in collaborazione con le istituzioni, ulteriori strumenti finalizzati ad eliminare i fenomeni fraudolenti che danneggiano la fiducia e l'immagine degli operatori e del mercato".
In una conferenza stampa, inoltre, Telecom Italia ha dichiarato che - a partire dalla fine del mese di marzo - porrà in essere disposizioni e strumenti per la disabilitazione, definitiva e senza oneri per gli utenti, di "tutte le chiamate verso il prefisso satellitare 00881, compreso l'operatore denominato GlobalStar". Una questione sollevata mesi fa da ADUC, che si era rivolta alle istituzioni per chiedere chiarimenti sulle numerose chiamate effettuate verso numeri satellitari internazionali da utenti inconsapevoli di telefonare al di fuori dal globo terrestre.
"Nell'ambito degli interventi in via di definizione e diretti a stroncare gli abusi in tema di numerazioni satellitari e a sovrapprezzo - si legge inoltre in una nota diffusa ieri dall'Agcom - la Commissione infrastrutture e reti dell'Autorità ha oggi dato mandato agli uffici di completare, in tempi brevi, il nuovo regolamento sull'uso delle numerazioni in modo da prevedere che l'attivazione dei servizi a sovrapprezzo maggiormente onerosi avvenga solo su esplicita richiesta degli utenti, così come è stato richiesto dalle Associazioni dei Consumatori. L'Autorità rileva infine come dagli ultimi dati Istat, in un contesto di rialzo degli indici dei prezzi al consumo, il settore delle comunicazioni è l'unico a mostrare, sia su base annuale (- 8,5%) che mensile (-0,7%), una significativa riduzione".
La vicenda non riscuote applausi scroscianti da parte dei consumatori. "Si va verso la normalizzazione commerciale? - si chiede provocatoriamente ADUC - No! Fumo negli occhi! Già un anno fa l'Agcom avrebbe dovuto fare questo regolamento e il fatto che dichiari oggi questa disponibilità, dopo altrettanta disponibilità di Telecom a rispettarlo, la dice lunga sull'indipendenza dell'Autorità dal potere economico-politico: occorre la disponibilità di Telecom a rispettare le pronunce dell'Autorità perché si ponga fine a questo ladrocinio permanente? Forse il legislatore, prima di fare una legge che sanziona chi commette furti, chiede al ladro se è disponibile a rispettare questa legge?"
"Il problema, che nessuno ignora ma che tutti fanno finta che non esista (Agcom in testa) - prosegue l'associazione - è che, mentre Telecom dà queste ridicole e assurde disponibilità, in quello stesso istante ci sono migliaia di servizi non richiesti che vengono attivati agli utenti. Telecom è monopolista dell'ultimo miglio e operatore cellulare con posizione dominante su un mercato di cui abusa, si sente e si comporta in modo sprezzante e arrogante nei confronti di chi è costretto a fruire dei suoi servizi, influenzando e determinando, di fatto, altrettanto comportamento illecito da parte dei propri concorrenti, pur se gestori di lumicini di mercato".
La piaga è nota non solo agli utenti e alle associazioni di difesa dei consumatori: l'Authority TLC nello scorso luglio aveva effettuato alcune ispezioni presso le sedi di Telecom Italia, rilevando numerose violazioni. Il pagamento volontario sembra configurare dunque un'ammissione di colpa, ratificata con una sorta di "penitenza" rappresentata da una cifra di per sé considerevole, ma che - va detto - non rappresenta certo un duro colpo per un operatore di telecomunicazioni del calibro (volume d'affari e dimensioni societarie) di Telecom Italia. C'è chi, come l'esperto del settore Stefano Quintarelli, commenta: "Come se una persona che guadagna 30K euro/anno oblasse per 6,5 euro".
Il Consiglio dell'Authority, presieduto da Corrado Calabrò, ha preso atto dell'oblazione e ha esaminato una lettera scritta dall'amministratore delegato Franco Bernabé, in cui si legge che Telecom Italia "si impegna, a seguito di delibere dell'Autorità, a introdurre nuovi strumenti di prevenzione e controllo della spesa telefonica". Il riferimento è ai numerosi episodi di utilizzo truffaldini di numerazioni satellitari da parte di operatori senza scrupoli, segnalati dalle associazioni dei consumatori. "Bernabé - osserva l'Authority - esprime l'auspicio che si possano individuare, sempre in collaborazione con le istituzioni, ulteriori strumenti finalizzati ad eliminare i fenomeni fraudolenti che danneggiano la fiducia e l'immagine degli operatori e del mercato".
In una conferenza stampa, inoltre, Telecom Italia ha dichiarato che - a partire dalla fine del mese di marzo - porrà in essere disposizioni e strumenti per la disabilitazione, definitiva e senza oneri per gli utenti, di "tutte le chiamate verso il prefisso satellitare 00881, compreso l'operatore denominato GlobalStar". Una questione sollevata mesi fa da ADUC, che si era rivolta alle istituzioni per chiedere chiarimenti sulle numerose chiamate effettuate verso numeri satellitari internazionali da utenti inconsapevoli di telefonare al di fuori dal globo terrestre.
"Nell'ambito degli interventi in via di definizione e diretti a stroncare gli abusi in tema di numerazioni satellitari e a sovrapprezzo - si legge inoltre in una nota diffusa ieri dall'Agcom - la Commissione infrastrutture e reti dell'Autorità ha oggi dato mandato agli uffici di completare, in tempi brevi, il nuovo regolamento sull'uso delle numerazioni in modo da prevedere che l'attivazione dei servizi a sovrapprezzo maggiormente onerosi avvenga solo su esplicita richiesta degli utenti, così come è stato richiesto dalle Associazioni dei Consumatori. L'Autorità rileva infine come dagli ultimi dati Istat, in un contesto di rialzo degli indici dei prezzi al consumo, il settore delle comunicazioni è l'unico a mostrare, sia su base annuale (- 8,5%) che mensile (-0,7%), una significativa riduzione".
La vicenda non riscuote applausi scroscianti da parte dei consumatori. "Si va verso la normalizzazione commerciale? - si chiede provocatoriamente ADUC - No! Fumo negli occhi! Già un anno fa l'Agcom avrebbe dovuto fare questo regolamento e il fatto che dichiari oggi questa disponibilità, dopo altrettanta disponibilità di Telecom a rispettarlo, la dice lunga sull'indipendenza dell'Autorità dal potere economico-politico: occorre la disponibilità di Telecom a rispettare le pronunce dell'Autorità perché si ponga fine a questo ladrocinio permanente? Forse il legislatore, prima di fare una legge che sanziona chi commette furti, chiede al ladro se è disponibile a rispettare questa legge?"
"Il problema, che nessuno ignora ma che tutti fanno finta che non esista (Agcom in testa) - prosegue l'associazione - è che, mentre Telecom dà queste ridicole e assurde disponibilità, in quello stesso istante ci sono migliaia di servizi non richiesti che vengono attivati agli utenti. Telecom è monopolista dell'ultimo miglio e operatore cellulare con posizione dominante su un mercato di cui abusa, si sente e si comporta in modo sprezzante e arrogante nei confronti di chi è costretto a fruire dei suoi servizi, influenzando e determinando, di fatto, altrettanto comportamento illecito da parte dei propri concorrenti, pur se gestori di lumicini di mercato".
lunedì, febbraio 04, 2008
Un nuovo passo per gli ologrammi
Roma - Chi ricorda le proiezioni olografiche ne La fuga di Logan? Ci si è avvicinata molto l'Università dell'Arizona, ma stavolta non è sci-fi: è realtà. Nasser Peyghambarian e Savas Tay, ricercatori dell'Ateneo, sono riusciti a creare un'immagine tridimensionale - monocromatica, per ora - ma aggiornabile, visibile senza alcun bisogno di occhiali aggiuntivi o altri accessori.
Savas Tay (sinistra) e Nasser Peyghambarian (destra)"Niente a che vedere con l'ologramma che vedete sulla vostra carta di credito", dice Peyghambarian, professore di scienze ottiche. "L'ologramma sulla carta di credito è stampato in modo permanente. Non potete cancellarlo e sostituirlo con un'immagine tridimensionale completamente nuova". Sta proprio in questo aspetto la rivoluzionaria novità: il team ha superato quello che finora, nella tecnica olografica, è stato l'ostacolo principale, cioè l'assoluta immutabilità di un'immagine, perché realizzata con un processo irreversibile, come fosse stampa.
Avendo ora costruito un vero e proprio display, il team annuncia che le immagini visualizzabili possono essere completamente cancellate e aggiornate in circa tre minuti.
Film plasticoIl display consiste in uno speciale film plastico, chiuso a sandwich tra due pezzi di vetro, ciascuno dei quali è ricoperto da uno strato conduttore trasparente che funge da elettrodo.
Generatore laserLe immagini vengono "scritte" sul film plastico, sensibile alla luce e battezzato polimero fotorifrattivo, grazie a luce laser e ad un campo elettrico applicato esternamente.
Il team esegue riprese normali, bidimensionali e in molteplici posizioni degli oggetti da riprodurre, affidando poi al software dell'apparecchio il compito di assemblare le varie prospettive bidimensionali in un'unica immagine tridimensionale.Software in funzioneLe possibilità offerte dalla novità sono in molteplici campi: da quello medico a quello pubblicitario, da quello strategico a quello didattico. Ne fornisce alcuni esempi lo stesso annuncio dell'Ateneo, sul cui sito è possibile assistere ad una versione ad alta risoluzione (occorre molto tempo per il download) del filmato qui sotto riportato.
Al momento, le dimensioni del nuovo display sono di 4 pollici quadrati e predomina il colore rosso, ma i ricercatori sono convinti di poter sviluppare versioni molto più grandi e, soprattutto, a colori.
"L'imaging tridimensionale è una tecnica già comunemente in uso in medicina, ad esempio nella risonanza magnetica o nella TAC - dice Tay - tuttavia, la gran mole di dati creata in tre dimensioni viene poi visualizzata in sistemi bidimensionali, come uno schermo di un computer o una stampa. Si perde così la maggior parte di quei dati. Per questo ritengo che, non appena avremo sviluppato display più grandi e a colori, in grado di visualizzare appieno ologrammi 3D, non ci sarà ospedale che non ne vorrà uno", ha concluso.
Il team che si è dedicato al progetto è stato coadiuvato da alcuni assistenti e alcuni collaboratori della Nitto Denko Technical Corp., con, neanche a dirlo, lo sponsor dell'Ufficio Ricerca Scientifica dell'Aeronautica (AFOSR). Di olografia, d'altro canto, si parla da molti anni e su molteplici versanti. È una tecnica che ha sempre infiammato la fantasia degli appassionati di sci-fi ma, in modo particolare, solleticato l'appetito militare.
Savas Tay (sinistra) e Nasser Peyghambarian (destra)"Niente a che vedere con l'ologramma che vedete sulla vostra carta di credito", dice Peyghambarian, professore di scienze ottiche. "L'ologramma sulla carta di credito è stampato in modo permanente. Non potete cancellarlo e sostituirlo con un'immagine tridimensionale completamente nuova". Sta proprio in questo aspetto la rivoluzionaria novità: il team ha superato quello che finora, nella tecnica olografica, è stato l'ostacolo principale, cioè l'assoluta immutabilità di un'immagine, perché realizzata con un processo irreversibile, come fosse stampa.
Avendo ora costruito un vero e proprio display, il team annuncia che le immagini visualizzabili possono essere completamente cancellate e aggiornate in circa tre minuti.
Film plasticoIl display consiste in uno speciale film plastico, chiuso a sandwich tra due pezzi di vetro, ciascuno dei quali è ricoperto da uno strato conduttore trasparente che funge da elettrodo.
Generatore laserLe immagini vengono "scritte" sul film plastico, sensibile alla luce e battezzato polimero fotorifrattivo, grazie a luce laser e ad un campo elettrico applicato esternamente.
Il team esegue riprese normali, bidimensionali e in molteplici posizioni degli oggetti da riprodurre, affidando poi al software dell'apparecchio il compito di assemblare le varie prospettive bidimensionali in un'unica immagine tridimensionale.Software in funzioneLe possibilità offerte dalla novità sono in molteplici campi: da quello medico a quello pubblicitario, da quello strategico a quello didattico. Ne fornisce alcuni esempi lo stesso annuncio dell'Ateneo, sul cui sito è possibile assistere ad una versione ad alta risoluzione (occorre molto tempo per il download) del filmato qui sotto riportato.
Al momento, le dimensioni del nuovo display sono di 4 pollici quadrati e predomina il colore rosso, ma i ricercatori sono convinti di poter sviluppare versioni molto più grandi e, soprattutto, a colori.
"L'imaging tridimensionale è una tecnica già comunemente in uso in medicina, ad esempio nella risonanza magnetica o nella TAC - dice Tay - tuttavia, la gran mole di dati creata in tre dimensioni viene poi visualizzata in sistemi bidimensionali, come uno schermo di un computer o una stampa. Si perde così la maggior parte di quei dati. Per questo ritengo che, non appena avremo sviluppato display più grandi e a colori, in grado di visualizzare appieno ologrammi 3D, non ci sarà ospedale che non ne vorrà uno", ha concluso.
Il team che si è dedicato al progetto è stato coadiuvato da alcuni assistenti e alcuni collaboratori della Nitto Denko Technical Corp., con, neanche a dirlo, lo sponsor dell'Ufficio Ricerca Scientifica dell'Aeronautica (AFOSR). Di olografia, d'altro canto, si parla da molti anni e su molteplici versanti. È una tecnica che ha sempre infiammato la fantasia degli appassionati di sci-fi ma, in modo particolare, solleticato l'appetito militare.
sabato, febbraio 02, 2008
Microsoft vuole comprare Yahoo
Roma - Quando nei mesi scorsi gli analisti erano tornati a parlare con insistenza di una fusione tra i due colossi il mercato aveva reagito con scetticismo. Ma ora i fatti parlano da soli: Microsoft ha trasmesso a Yahoo una proposta di acquisizione, definita "non richiesta" ma neppure rigettata dal management di Yahoo.
Quello che Microsoft mette sul piatto sono 44,6 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta un premio del 62 per cento sul valore di Yahoo sul mercato azionario, e che rappresenta anche il maggiore investimento sul quale l'azienda fondata da Bill Gates abbia mai puntato.
L'idea di fondo è evidentemente quella di fondere le consistenti net properties delle due società e il loro business pubblicitario per fronteggiare meglio la locomotiva Google. Senza stravolgimenti, ha assicurato il CEO di Microsoft Steve Ballmer: "Abbiamo grande rispetto per Yahoo e insieme possiamo offrire una quantità crescente di soluzioni vincenti ai consumatori, agli editori e agli inserzionisti, e allo stesso tempo posizionarci al meglio per competere nel mercato dei servizi online". "Riteniamo - ha anche detto Ballmer - che la combinazione delle nostre aziende porterà maggiore valore ai rispettivi azionisti e una migliore scelta ed innovazione ai nostri clienti e partner industriali".
Sono anni che Microsoft e Yahoo si guardano da vicino, e condividono senza dubbio la necessità di controbattere la crescita di Google: dal 2004, da quando è arrivata in Borsa, nemmeno Microsoft è riuscita a seguire il passo di sviluppo di BigG. Per non parlare, appunto, di Yahoo, che nell'ultimo anno ha mostrato il fianco scoperto ai suoi azionisti. Ha prima fatto ricorso al suo founder Jerry Yang, tornato plenipotenziario nell'azienda per riportarla in alto, ma si è scontrata con un calo del valore dall'inizio del 2007 ad oggi del 18 per cento, con un calo ancora più deciso, del 23 per cento, nell'ultimo trimestre. Non a caso Yahoo proprio nei giorni scorsi ha confermato che dovrà licenziare 1000 persone.
Per Microsoft, che vede in Yahoo l'alleato naturale per poter scendere in battaglia contro Google, è dunque il momento ideale per l'acquisto. Ci sono peraltro analisti che non esitano a descrivere l'offerta Microsoft come "inevitabile".
Le incertezze legate all'eventuale acquisizione ci sono tutte: i valori in campo potranno essere riassorbiti solo in molti anni, sebbene il mercato della pubblicità online legato al search, un core business per entrambe le aziende, entro il 2010 potrebbe valore 80 miliardi di dollari. Non sarà una passeggiata l'integrazione delle due società, il cui business sull'online si sovrappone moltissimo, ma tutta l'operazione è in realtà il termometro, confermano gli osservatori, di due grandi realtà: da un lato lo strapotere di Google (che in NordAmerica continua a controllare il 62 per cento del mercato del search senza segni di cedimento, lasciando quote molto minore ai competitor) e dall'altro la vulnerabilità di Yahoo. Sono otto trimestri che Yahoo incassa dei rallentamenti nel proprio business, gli investitori sono impazienti, la sua presenza sul mercato, seppure massiccia, potrebbe interessare anche altri player dotati di grandi liquidità, anche al di fuori del triangolo Google-Microsoft-Yahoo: da qui la necessità di Microsoft di anticipare, forse persino forzare i tempi, pur di puntare al maggiore dei suoi competitor online dopo Google.
Da parte sua, l'azienda guidata da Steve Ballmer può contare su una crescita continuativa e consistente dei propri utili e liquidità (nell'ultimo trimestre ha fatto segnare un +79 per cento), il che la mette in condizione di sfoderare questa offerta, che pure peserà molto sui suoi conti. Non altrettanto Google, che pur essendo il colosso che è diventato e pur registrando un +52 per cento nell'ultimo trimestre, ha in qualche modo deluso gli analisti, che si aspettavano qualcosa di più, raffreddando un poco, peraltro davvero poco ma è la prima volta, il calore con cui il mercato lo ha accolto in questi anni.
A questo punto non resta che attendere la reazione della board di Yahoo e dei suoi azionisti. Ma c'è già chi giura che quella di Microsoft è un'offerta che non ci si lascia sfuggire, è una sorta di salvagente da prendere al volo. Domani, potrebbe essere troppo tardi.
Quello che Microsoft mette sul piatto sono 44,6 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta un premio del 62 per cento sul valore di Yahoo sul mercato azionario, e che rappresenta anche il maggiore investimento sul quale l'azienda fondata da Bill Gates abbia mai puntato.
L'idea di fondo è evidentemente quella di fondere le consistenti net properties delle due società e il loro business pubblicitario per fronteggiare meglio la locomotiva Google. Senza stravolgimenti, ha assicurato il CEO di Microsoft Steve Ballmer: "Abbiamo grande rispetto per Yahoo e insieme possiamo offrire una quantità crescente di soluzioni vincenti ai consumatori, agli editori e agli inserzionisti, e allo stesso tempo posizionarci al meglio per competere nel mercato dei servizi online". "Riteniamo - ha anche detto Ballmer - che la combinazione delle nostre aziende porterà maggiore valore ai rispettivi azionisti e una migliore scelta ed innovazione ai nostri clienti e partner industriali".
Sono anni che Microsoft e Yahoo si guardano da vicino, e condividono senza dubbio la necessità di controbattere la crescita di Google: dal 2004, da quando è arrivata in Borsa, nemmeno Microsoft è riuscita a seguire il passo di sviluppo di BigG. Per non parlare, appunto, di Yahoo, che nell'ultimo anno ha mostrato il fianco scoperto ai suoi azionisti. Ha prima fatto ricorso al suo founder Jerry Yang, tornato plenipotenziario nell'azienda per riportarla in alto, ma si è scontrata con un calo del valore dall'inizio del 2007 ad oggi del 18 per cento, con un calo ancora più deciso, del 23 per cento, nell'ultimo trimestre. Non a caso Yahoo proprio nei giorni scorsi ha confermato che dovrà licenziare 1000 persone.
Per Microsoft, che vede in Yahoo l'alleato naturale per poter scendere in battaglia contro Google, è dunque il momento ideale per l'acquisto. Ci sono peraltro analisti che non esitano a descrivere l'offerta Microsoft come "inevitabile".
Le incertezze legate all'eventuale acquisizione ci sono tutte: i valori in campo potranno essere riassorbiti solo in molti anni, sebbene il mercato della pubblicità online legato al search, un core business per entrambe le aziende, entro il 2010 potrebbe valore 80 miliardi di dollari. Non sarà una passeggiata l'integrazione delle due società, il cui business sull'online si sovrappone moltissimo, ma tutta l'operazione è in realtà il termometro, confermano gli osservatori, di due grandi realtà: da un lato lo strapotere di Google (che in NordAmerica continua a controllare il 62 per cento del mercato del search senza segni di cedimento, lasciando quote molto minore ai competitor) e dall'altro la vulnerabilità di Yahoo. Sono otto trimestri che Yahoo incassa dei rallentamenti nel proprio business, gli investitori sono impazienti, la sua presenza sul mercato, seppure massiccia, potrebbe interessare anche altri player dotati di grandi liquidità, anche al di fuori del triangolo Google-Microsoft-Yahoo: da qui la necessità di Microsoft di anticipare, forse persino forzare i tempi, pur di puntare al maggiore dei suoi competitor online dopo Google.
Da parte sua, l'azienda guidata da Steve Ballmer può contare su una crescita continuativa e consistente dei propri utili e liquidità (nell'ultimo trimestre ha fatto segnare un +79 per cento), il che la mette in condizione di sfoderare questa offerta, che pure peserà molto sui suoi conti. Non altrettanto Google, che pur essendo il colosso che è diventato e pur registrando un +52 per cento nell'ultimo trimestre, ha in qualche modo deluso gli analisti, che si aspettavano qualcosa di più, raffreddando un poco, peraltro davvero poco ma è la prima volta, il calore con cui il mercato lo ha accolto in questi anni.
A questo punto non resta che attendere la reazione della board di Yahoo e dei suoi azionisti. Ma c'è già chi giura che quella di Microsoft è un'offerta che non ci si lascia sfuggire, è una sorta di salvagente da prendere al volo. Domani, potrebbe essere troppo tardi.
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